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Regionali 2015: hanno vinto tutti?

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Le elezioni dello scorso 31 maggio sono il classico esempio del ‘hanno vinto tutti, ha perso chi non ha votato’. Ognuno rivendica un successo, come spesso nella storia è accaduto in battaglie vere.

Premesso questo, i fatti ci dicono che il PD ha vinto in 5 regioni su 7, la Lega ha riconfermato il Veneto, la destra preso la Liguria.
E M5S? Nulla. Almeno apparentemente.

Ma cosa significa ‘vincere’, e perché lo si vuole?  Nel caso di Renzi, questo avrebbe suggellato un anno di successi con una politica spregiudicata e senza compromessi con le opposizioni. Un successo generale era anche un segnale sicuro per continuare nella rotta tracciata.

Invece: la Moretti, a cui si è prestato persino come autista (chiaro intento simbolico) è stata trinciata da Zaia con un clamoroso doppiaggio. La Paita, nella sua sicumera di vincitrice è stata annientata da un Toti qualsiasi.  I ‘renziani’ sono stati distrutti politicamente.

Dalle altre parti, non è andata così: in Umbria, Marche, Puglia, Toscana e Campania hanno vinto personaggi forti e-o ‘sistemi’ di potere locali.

La potenza di fuoco dell’intero PD umbro, in particolare, è stata appena capace di battere il mite Ricci, con un sorpasso confermato soltanto a notte fonda. Questo fa il paio con la perdita di Perugia appena l’anno scorso.  Per valorizzare ancora di più il segno dei tempi sarà utile ricordare che l’anno scorso, mentre gli scout ‘renziani’ non si facevano vedere alla marcia della Pace, sul palco assieme a Zanotelli c’era per l’appunto il nuovo sindaco di Perugia, nonostante l’allergia del centrodestra per questo tipo di manifestazioni. Segni dei tempi.

Così come, nonostante una regione così profondamente radicata da sistemi di potere decennali, M5S, con il suo 14,5% è un buon terzo rispetto alle coalizioni di CSX (152.159 voti) e CDX (135.594). Lontano, ma non così tanto da non avere finalmente qualche posto in regione, che è quello che ci si aspettava. E come forza politica unitaria è al secondo posto, circa 51.000 voti contro 49.000 della Lega e 30.000 di FI. Non male, anche se il PD da solo ha la maggior parte dei consiglieri.

In Liguria c’é una riedizione del classico ‘triello’ con Toti vincitore, ma con maggioranza risicatissima, e PD e M5S che potrebbero rientrare in gioco in qualsiasi momento se gli equilibri dovessero cambiare.

In Toscana il PD ha vinto largamente e M5S ha solo 4 consiglieri (se ne aspettavano 7-8), ma che dire di Forza Italia rimasta con n.1 posti?

Ma quel che conta è la sconfitta dei porta-bandiera renziani. Questo è un colpo molto duro per il grande ‘comunicatore’ toscano. E l’unico passato, De Luca, è in realtà semi-autonomo e peggio ancora, un problema più che una risorsa a causa della sua posizione giudiziaria. Persino nell’Italia dei ‘grandi riformatori’ con la fedina penale alquanto maculata, non sarà facile tacitare il problema e ci sarà sicuramente un prezzo da pagare per qualsiasi opzione.

Dunque il PD ha vinto, ma Renzi ha perso. La sua fuga ad Herat e il silenzio post-elettorale sono un chiaro segnale della delusione.

E’ la destra di Salvini che ha vinto.  Pompato dal Sistema come antidoto a M5S, capace di intercettare con soluzioni ‘semplificate’ il malessere crescente, sempre in TV alla faccia della sua attività ‘europea’, Salvini ha sfondato nelle ex-regioni rosse. E NON da ieri, ma già dall’autunno scorso, nelle oramai dimenticate elezioni emiliane.

Ma ancora ha due punti deboli: la Lega, ora che il nuovo barbuto leader ha eliminato la vecchia classe dirigente, ha soltanto lui come front-man e il resto è ‘non pervenuto’, del livello di un Buonanno.   Dall’altro lato, è fallita l’idea di sbarcare anche al Sud. Se Salvini vuol vincere, deve trovare un’alleanza con l’intero centrodestra, NCD inclusa.

Berlusconi? Nonostante Toti, è bollito. Semplicemente, non ha più niente da dire, si indispettisce persino da Fazio come un ospite qualsiasi.

E i 5 stelle? Ci si poteva aspettare qualche comune in più, data anche la buona capacità dimostrata di gestire problemi locali, e risanare per quanto possibile i conti dei comuni.

Purtroppo, l’elettorato locale è mooolto lento nel cambiare opinione e voto, anche di fronte a problemi chiarissimi. Ed è ovvio che sia così, visto che esiste una cosetta chiamata ‘voto di scambio’ e più in generale il motto italiano per eccellenza è ‘tengo famiglia’.  In tempi di crisi, questo è MAGGIORMENTE vero.

MA.. M5S doveva proprio migliorare nelle elezioni LOCALI.  Ricordate i fallimenti di EMILIA e CALABRIA  7 mesi fa? Quanto ottenne M5S? Circa il 5-13%.  Ora va oltre il 15%.

Tanto per intenderci:  nel novembre 2014, in Emilia, PD e simili: 49% (44% PD),  Centrodestra 29% (Lega 19,42!); M5S 13,3%

Calabria:   PD e affiliati: 61% (PD: 23%); centrodestra 23,6%;  M5S, 4,9%.

Alle politiche del 2013, a Roma, M5S prese il 25,6%; 2 mesi dopo, alle comunali, il 12,6%; ad Ancona, dal 31,42 al 14,4% e ad Avellino… dal 19,8 al 3,5%.

Quindi M5S era già ‘morto’ nel maggio 2013, giusto?  Invece è vivo e vegeto, anche se per imporsi localmente è necessario che il precedente Sistema sia letteralmente marcio e non possa più accontentare i clientes che prima lo sostenevano in un intreccio perverso.

M5S ha 62 consiglieri regionali (su quasi 1.000). L’importante era arrivare dentro le regioni, dove spese, sprechi e corruzione alloggiano in maniera irrimediabile.  Ora abbiamo dozzine di potenziali Neo, che possono manomettere questo grottesco Matrix in cui il Potere si riproduce e prospera.  Senza illusioni, però: per sua natura è impossibile batterlo, ma è almeno possibile contenerne gli effetti più deleteri.

I grillini hanno fatto crescere una nuova generazione di politici e questo è una garanzia di sopravvivenza per il futuro. Per non parlare delle campagne fatte in ‘povertà’ e senza i mass-media dalla propria, un esercizio spirituale che può solo rafforzare la spina dorsale del MoVimento.

Approfittare di questo momento di difficoltà per il PD renziano e impedire a Salvini di monopolizzare la destra è quel che bisognerà fare nei prossimi mesi. A cominciare da una massiccia campagna contro l’ineleggibile De Luca.

Altrimenti prepariamoci a vedere un altro Matteo Presidente del Consiglio attorno al 2017-2018.

Ma io preferirei un certo Luigi. A riveder le stelle!

S.M.

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