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La pioppeta dell’ex-aeroporto Eleuteri

La Pioppeta

«… stiamo preparando un bando europeo per l’assegnazione della zona “ex-villini” a investitori che potranno costruire un grande villaggio turistico…»

 Sergio Batino
(Fresco di Web, 08 febbraio 2014)

Avere un tesoro tra le mani e non saperlo riconoscere è una grave colpa… ecco la “zona ex-villini” vista con gli occhi di un naturalista, un mondo di una vivacità sorprendente, un patrimonio di bio-diversità e un luogo da scoprire per i Castiglionesi e per i tanti turisti che nella zona del Trasimeno cercano soprattutto una natura da vivere.

M5S Castiglione del Lago

La pioppeta

di Mario Morellini, naturalista

Qualcuno ha detto che gli alberi sono più vivi da morti che da vivi… solo apparentemente. Si tratta di un paradosso. È vero che durante la vita e la crescita di una pianta, e soprattutto durante la fioritura, essa si anima di insetti impollinatori, farfalle, uccelli che trovano riparo tra i suoi rami… ma la frase “più vivi da morti che da vivi” vuole dire qualcosa di diverso. Vediamo.

Quando un grosso albero, per ragioni del tutto naturali, cessa di assorbire la linfa vitale e muore, pur rimanendo ancora in piedi per molto tempo (qui non è previsto l’accanimento terapeutico), le sue fibre, che si fanno fragili e sempre più spugnose, divengono città, meandri, gallerie, cunicoli, grotte, ponti, strade, rifugi, letti e, soprattutto, cibo per una miriade di organismi che vanno dai vegetali ai funghi, dai microbi agli anellidi, dai crostacei agli insetti, fino agli uccelli e ai mammiferi… Il tronco, adagiato in un sudario di muschio, adesso che riposa in pace si popola e dà vita a una insospettata, caleidoscopica varietà di bestiole, dà luogo a fantasmagoriche trasformazioni alchemiche e ad architetture strabilianti. Lucide formiche di smalto nero che circolano impazzite e fameliche da meandri traforati da cui rotola copiosa segatura che putrefatta e carbonizzata diviene pascolo prediletto per insoliti lombrichi arborei. Cortecce lavorate a filigrana da abilissimi e inconsapevoli chirurghi da sfogliare come invitanti copertine di libri dal cui risvolto sfuggono, restie alla luce e con meticolosa velocità, miriapodi corazzati, plumbei porcellini di s. Antonio e tozzi e neri scorpioni. Incastonati come gemme carnose e lucenti stanno i bruchi xilofagi nelle loro umide cellette, impazienti di trasformarsi in scintillanti scarabei o sfolgoranti lepidotteri, se non verranno divorati prima da picchi affamati…

Tutto questo e altro ancora non esisterebbe se i grossi patriarchi a scadenze improvvise non schiantassero fragorosamente a terra ricordandoci che la vita ha bisogno della morte. Se mancano i vecchi alberi che si riempiono di vita e la distribuiscono a tutti, tutto si banalizza e diventa squallido. E banale e vuota, e forse anche priva di vita, è una pioppeta con alberi tutti uguali, della stessa età e tutti in fila… manca il dialogo tra le età differenti… e banale e vuota è anche una fila di villette a schiera… non c’è dialogo!

Quando il pioppo sta per morire diventa rigoglioso e straordinario, tutti se lo vogliono accaparrare, i due vicari si chiamano edera e fungo dell’esca… Quest’ultimo è stato uno dei tre funghi più importanti della storia dell’umanità, affiancato dall’Amanita muscaria, noto fungo allucinogeno che secondo alcuni studiosi coinciderebbe con il biblico frutto del bene e del male, e dalla penicillina. Del nostro gigante del regno micologico, vero monumento di storia naturale, si conoscono svariati usi: esca per accendere il fuoco, miccia per esplosivi, polvere da fiuto, vaso per fiori, fungus chirurgorum usato per arrestare le emorragie, colorante di tessuti e conciante delle pelli, fibra tessile, assorbente ecc. Fa bella mostra di sé nei pioppi morenti o già scheletriti ed è bene ricordare che è stato incluso in una triade magica insieme alla betulla, sua generatrice, insieme a pioppo e faggio e alla già citata Amanita, che nasce invece alla base della betulla…

Con circa sessanta specie di alberi e centinaia di erbe ancora da catalogare, la pioppeta è il paradiso degli uccelli: upupe, rigogoli, picchi, torcicolli, cuculi e tortore si contendono strani bruchi, insetti e invertebrati che solo gli alberi morti, gonfi e turgidi come donne gravide, possono generare.

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