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Grandi opere castiglionesi: la nostra posizione

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Gli italiani riusciranno mai ad alzare la testa e ad opporsi alla loro autodistruzione?
Negli ultimi vent’anni la logica che viene perseguita su molte opere pubbliche è accaparrarsi i finanziamenti senza pensare alla loro effettiva utilità e al potenziale distruttivo per il territorio e le economie locali. Ancora oggi la politica continua a gestire il malaffare in opere come l’Expò di Milano, il Mose di Venezia o l’alta velocità a Firenze che vede coinvolta anche la nostra ex Presidente della regione Lorenzetti.

Purtroppo la politica del PD si regge sulla cementificazione del territorio e la nostra regione lo conferma. Invece di sistemare le infrastrutture stradali si preferisce trasformare la E45 in autostrada concedendo ai futuri costruttori e gestori privati 2 miliardi di defiscalizzazione. Gli umbri saranno costretti prima a vedere la devastazione del loro territorio con un’infrastruttura fuori scala e poi a pagare il pedaggio.

VARIANTE ALLA SR 71.
E a livello locale come viene giustificato il tracciato della variante alla SR 71?
La sintesi è: purché niente, meglio qualcosa. Nel loro pragmatismo politico gli amministratori si difendono dicendo che data la mancanza di risorse meglio non si può fare. Noi invece siamo convinti che meglio può e deve essere fatto. Per noi il tracciato della variante è sbagliato. In nessun paese d’Europa si fa una variante dentro il centro abitato. Il tracciato dovrebbe essere esterno alle abitazioni e quindi passare al di là della frazione di Soccorso e riallacciarsi con una rotonda all’incrocio dei Lacaioli. Se l’amministrazione e le altre due opposizioni pensano che questo sia l’unico tracciato possibile, data la mancanza di soldi, noi invece siamo convinti che non risolverà i problemi del traffico e dell’inquinamento atmosferico ed acustico ma li sposterà solo di poco. L’infrastruttura della variante cambierà il volto del nostro paese per sempre. Il tracciato oltre l’abitato del Soccorso avrebbe potuto realizzare anche la chiusura all’espansione edilizia di Castiglione. Non è vero che non ci sono le risorse: si potrebbe partire col tagliare le opere inutili che la regione ha in programma.

STAZIONE MEDIO-ETRURIA.
Secondo quanto indicato dal Piano Regionale dei Trasporti della regione Umbria c’è l’ipotesi di realizzare nel tratto che va da Arezzo a Chiusi una stazione per l’alta velocità, sul modello di quella “Mediopadana”. I sindaci delle aree “papabili” ad ospitare l’infrastruttura, tutti di area PD, nel pieno spirito di collaborazione, rivendicano il loro territorio come il migliore. Nessuno però entra nel merito del progetto. Invece di far fronte comune chiedendo un miglior trasporto locale sull’intera area Trasimeno-Valdichiana che non lasci a piedi i molti pendolari e che permetta ai turisti di avere più treni che fermano nella nostra stazione, si persegue la logica che se ci sono dei soldi vanno comunque spesi. Noi per esempio vorremmo che la nostra regione dedicasse risorse per collegare direttamente la linea Firenze-Roma (per chi viene da Roma) con quella che va a Perugia senza passare e sostare a Terontola, attraverso un breve tratto ferroviario all’altezza di Badiaccia. Finalmente così si realizzerebbe un collegamento veloce con il nostro capoluogo agevolando oltre che i pendolari anche i turisti provenienti da Roma. Invece con questa inutile stazione per l’AV si favorirebbe solo una piccolissima élite di persone che possono permettersi l’alto costo del biglietto. Di nuovo in questa logica del fare a tutti i costi anche se non serve, il territorio e l’ambiente non vengono presi in considerazione, è solo una questione di logistica e affari. Basterebbe informarsi su cosa è successo alla stazione “Mediopadana”: una cattedrale nel deserto dove scendono meno di 50 viaggiatori a treno.

CASA DEL PARCO (EX ACQUARIO)
Stessa cosa è accaduta con la Casa del parco senza un piano marketing integrato con il territorio e un piano economico-finanziario che evidenziasse potenziali utenti, spese di gestione e possibili rientri hanno iniziato una ristrutturazione che fino ad ora è costata circa 5 milioni di euro (compresi i soldi spesi nella fase in cui ancora si pensava di realizzare l’acquario d’acqua dolce più grande d’Europa). L’allestimento, che sarà il vestito con cui l’opera si presenterà ai visitatori costerà, da quanto ci è stato detto a voce, circa 400.000 euro. Per le cifre precise aspettiamo il resoconto che abbiamo chiesto invano da quattro mesi. sala dei sapori 300Dopo aver visto il piano di allestimento elaborato dalla Scuola di specializzazione in beni demoetnoantropologici DEA, abbiamo chiesto in Commissione lavori pubblici di rivedere il progetto. Quello che critichiamo non è certo il programma didattico-scientifico, ma come questo si concretizza nell’allestimento, in alcune parti, secondo noi, decisamente vecchio stile, come l’installazione con uccelli impagliati e quella dei tavolini in legno con monitor nella sala dedicata ai sapori locali.
GUARDA QUI IL PDF DEL PROGETTO

Così com’è la Casa del parco rischia di trasformarsi in un buco nell’acqua. Abbiamo proposto alla DEA e all’amministrazione di considerare la possibilità di un intervento migliorativo sul progetto e di riaprire un confronto con i cittadini, coinvolgendo professionisti del settore e artisti anche locali.
Cosa ci è stato risposto dal Sindaco Batino e dall’Università?
Il progetto non si cambia.

Abbiamo chiesto all’Università se esiste una valutazione della capacità attrattiva in termini turistici, di un allestimento museale così concepito. Ci ha risposto il Prof. Pizza che l’Università è divulgatrice di una cultura di valore molto alto e che quindi nel progetto di allestimento tali valutazioni non sono state fatte ma solo sul valore scientifico. Tuttavia nel progetto di valorizzazione dell’area dell’ex-aeroporto (scaricabile dal sito del comune, purtroppo privo di alcune parti importanti) si scrive che l’ex-acquario deve fungere da “catalizzatore per il turismo organizzato ed ambientale”. Questo significa che la Casa del parco, nelle intenzioni dell’amministrazione, deve andare a giocare un ruolo strategico nel sistema turistico del nostro comune, quindi non può prescindere da valutazioni sull’attrattività del percorso museale.

Ora aspettiamo con impazienza che il comune ci informi sugli allestimenti riguardanti il nuovo Museo del volo, sempre nell’area dell’ex aeroporto, e il percorso museale di Palazzo della Corgna. Venuto meno l’accordo di collaborazione tra il Comune e la Scuola di specializzazione Dea, infatti, non sarà più quest’ultima ad occuparsi dei progetti di allestimento, ne avrà la sola supervisione, ma da chi verrà sostituita nell’importante incarico ancora non è dato sapere.

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